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ALIMENTAZIONE

INTOLLERANZE ALIMENTARI
Rivista "Performance" - Agosto 2006


INTRODUZIONE


Si premetta una cosa: intolleranze e allergie non sono la stessa cosa. Le prime, rispetto alle allergie, non producono shock anafilattico e non provocano quasi mai reazioni violente nell’organismo, in quanto l’intolleranza segue un decorso lento e mai improvviso. La loro caratteristica è che sono direttamente collegabili all'assunzione del cibo che le determina.
È ormai accettato che molti dei disagi di cui una persona soffre, possono essere causati da cibi mal tollerati dall’organismo: periodi in cui ci si sente deboli, affaticati, possono dipendere proprio da una reazione dell’organismo verso alcuni alimenti.
Ma cosa sono le intolleranze alimentari?
Si possono definire come l'impossibilità dell'organismo di digerire un dato alimento, a causa di difetti metabolici (spesso succede che alcuni enzimi diventino incapaci di scindere l’alimento), dovuti, in qualche modo, allo stile di vita:masticazione insufficiente, errate combinazioni alimentari ma soprattutto, eccesso di assunzione di un determinato cibo…
Le intolleranze alimentari originano a livello intestinale (gli enzimi di cui si parlava prima si trovano sull’orlo dei villi intestinali), e causano un'irritazione della mucosa, senza però provocare produzione di anticorpi, anche se qualche volta viene prodotta istamina (che è un mediatore chimico dell’infiammazione). La reazione è perciò di tipo infiammatorio e, conseguentemente, il sistema immunitario - cioè il sistema dei globuli bianchi - reagisce di fronte a quella che è considerata una minaccia.
Come si manifestano le intolleranze alimentari? Quasi sempre con una sintomatologia generalizzata, come stanchezza, mal di testa, gonfiori addominali dopo un pasto, infezioni ricorrenti, dolori articolari, oppure con alcune problemi cutanei (pelle secca, eczemi, orticaria…).
Non di rado si osservano disordini del peso corporeo, spesso in eccesso ma a volte anche in difetto. Non è facilissimo riconoscere una intolleranza alimentare, ma dal momento che una
altissima percentuale delle persone ne soffre in maniera più o meno marcata - in quanto si sviluppa una ipersensibilità a un certo alimento - sono stati individuati alcuni test per individuarla.
Quali sono i test più diffusi?
Ne esistono diversi, alcuni più accreditati di altri, dove per la rilevazione si utilizzano strumenti
di laboratorio. Per una migliore comprensione ne descriviamo i più utilizzati:


CITOTEST
Si effettua prelevando il sangue del paziente e lo si mette a confronto con una serie di sostanze alimentari. L'operatore, al microscopio, stabilisce il livello di rigonfiamento dei granulociti (un tipo di globuli bianchi), e lo classifica secondo quattro livelli di allergia (lieve rigonfiamento, discreto rigonfiamento, notevole rigonfiamento e rottura).
Il test fu proposto per la prima volta da Black nel 1956 e fu messo a punto da Bryan nel 1960 (spesso infatti è denominato test di Bryan). È un test piuttosto accreditato in quanto è evidente come esista una reazione immunitaria, determinata dalla reazione dei globuli bianchi.

MISURAZIONE DELLA TENSIONE MUSCOLARE

Quando si assumono, ma anche solo quando si tiene in mano, un alimento o una sostanza alla quale siamo intolleranti, la forza muscolare diminuisce, talvolta in modo netto.

È meno attendibile del precedente.


METODO KINESIOLOGO

Testa la diminuzione della forza in modo manuale, agendo sulla muscolatura della mano, sul O Ring (cioè si fa un occhiello con pollice e indice), e l’operatore cerca di aprirlo dopo aver fatto impugnare al soggetto testato una fialetta contenente i vari alimenti. La forza può essere misurata anche in altri distretti muscolari, per esempio negli arti. Uno dei limiti del test risiede nel fatto che il responso dipende dalla manualità dell’operatore.


DRIA TEST

Utilizza lo stesso principio del precedente, ma le rilevazioni sono fatte grazie un sistema computerizzato. Al soggetto testato vengono messe in bocca delle fialette contenenti i vari alimenti.


EAV (Elettro Agopuntura di Voll) VEGA TEST

Con appositi apparecchi può essere misurata, lungo i meridiani classici dell'agopuntura cinese o altri canali, una microcorrente elettrica che attraversa un individuo. Permette di ottenere informazioni relative all’effetto che producono piccole quantità di alimenti.
Una volta individuati i cibi che creano intolleranza, occorre eliminarli dalla propria dieta, per un periodo di tempo che può arrivare a quattro mesi. L’eliminazione del cibo garantisce la guarigione.
Esistono, statisticamente, alcuni alimenti che più di altri danno intolleranza: i lieviti, per esempio, soprattutto per chi si nutre con grandi quantità di cereali come pane, dolci, pizza.
È diffusa l’intolleranza ai latticini e non è rara quella alla caffeina. Ricorrere alla dieta delle intolleranze è ormai comune anche presso gli sportivi di ogni livello, per aumentare le proprie prestazioni.

Curiosi di sapere chi?
Giovanna Trillini, per esempio, campionessa olimpica di scherma; il duo Gattelli/Perrotta, le azzurre di beach volley e molti altri.


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